MEDITAZIONE E DNA
UN PO’ DI STORIA
Il neurobiologo FRANCISCO VARELA, il primo a intuire e ricercare la possibilità di studiare scientificamente i pensieri, nel 1970 abbraccia il buddismo e la meditazione, e decide di dimostrare scientificamente ciò che sente e percepisce durante le sue pratiche meditative.
Ad oggi i più grandi esperti di neuroscienze, biologia e fisica quantistica studiano e registrano le variazioni che avvengono nel cervello ogni qualvolta proviamo un’emozione.
Si è da subito verificato che le ampie ONDE CEREBRALI che si registravano (chiamate “onde gamma”, la cui frequenza è di 40 cicli al sec), derivavano da un’attivazione atipica dei neuroni di chi medita, e alcune regioni del cervello associate ad emozioni come l’inquietudine, la tristezza e l’insoddisfazione, diminuivano drasticamente la loro attività!
Negli Stati Uniti da oltre 7anni più di 200 ospedali praticano la meditazione ogni giorno come palliativo ai trattamenti farmacologici, durante interventi chirurgici a basso dosaggio anestetico o per gestire l’ansia dei pazienti affetti da cancro.
E’ acclarato che la meditazione genera una migliore concentrazione, un più basso livello di stress, un forte aumento nella resistenza al dolore e un sensibile rinforzo del sistema immunitario.
Nel 2005 all’Università di Harvard, in migliaia di campioni di meditanti si è evidenziato un ispessimento della materia grigia (l’insieme di corpi dei neuroni presenti nell’encefalo e nel midollo spinale) nella corteccia prefrontale, responsabile di alcune funzioni cognitive superiori come la concentrazione e la capacità decisionale, al contempo una sensibile diminuzione del volume dell’amigdala, e quindi del controllo delle emozioni e del senso della paura.
MEDITAZIONI NEUROSCIENTIFICHE E DNA
L’attività cerebrale, quando proviamo emozioni o semplicemente pensiamo, si estrinseca producendo stati vibrazionali (ONDE) che si propagano attraverso l’atmosfera: ogni pensiero emozione o ricordo si “esprime” con una frequenza vibratoria che si scontra con le frequenze vibratorie delle onde emesse dagli altri corpi anch’essi pensanti, generando incontri e accadimenti tutt’altro che casuali: la casualità non esiste per le neuroscienze.
E’stato provato che il DNA e la forza del nostro sistema immunitario vengono continuamente modificati dalle micro-attivazioni dei pensieri: le nostre emozioni hanno precisi e controllabili effetti “fisici”.
In fisica quantistica l’effetto esercitato dall’osservatore stabilisce che l’energia confluisce laddove poni l’attenzione, e dal momento che l’uomo è costituito in gran parte da energia (basti pensare che un singolo atomo è composto al 99,99999 % di energia e solo per lo 0,00001 di materia (rappresentata dalla massa del nucleo stesso), va da sè che la rete neurale che ci compone, laddove dirigiamo opportunamente l’attenzione, produce collegamenti cellulari tra oltre 10mila cellule, con immediate risposte fisiche e emozionali.
E’ su questo assunto che la fisica quantistica si è basata per arrivare a dimostrare che quando pensa e/o prova emozioni, il cervello memorizza la sua attività in specifiche aree cerebrali, generando campi energetici al di fuori del nostro cervello, in grado di comunicare e influenzare la propria struttura organica ed emozionale delle persone attorno a noi